In continuità con il motto per l’Ostensione del 2015, «L’Amore più grande», il Custode pontificio della Sindone mons. Cesare Nosiglia ha scelto il logo (ideato dallo studio grafico Massimiliano Reale) e il motto per l’esperienza dei giovani in cammino verso la Sindone, del prossimo agosto 2018: «L’AMORE LASCIA IL SEGNO».

Esso si pone come un riferimento esplicito alla Sindone, quale impareggiabile «documento» scritto con le ferite della crocifissione, in cui lo sguardo credente riconosce il segno lasciato dall’Amore di Gesù Cristo. Come ebbe a dire Benedetto XVI davanti al Telo il 2 maggio 2010, «la Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita». Davvero «L’Amore lascia il segno!».
Il motto evoca lo stile di discernimento richiesto dal Documento preparatorio del Sinodo. Infatti, come si legge nel Documento, «attraverso i giovani, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi. Come un tempo Samuele (cfr. 1Sam 3,1-21) e Geremia (cfr. Ger 1,4-10), ci sono giovani che sanno scorgere quei segni del nostro tempo che lo Spirito addita. Ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravvedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa è chiamata a percorrere»; «prendere decisioni e orientare le proprie azioni in situazioni di incertezza e di fronte a spinte interiori contrastanti è l’ambito dell’esercizio del discernimento. Si tratta di un termine classico della tradizione della Chiesa, che si applica a una pluralità di situazioni. Vi è infatti un discernimento dei segni dei tempi, che punta a riconoscere la presenza e l’azione dello Spirito nella storia; un discernimento morale, che distingue ciò che è bene da ciò che è male; un discernimento spirituale, che si propone di riconoscere la tentazione per respingerla e procedere invece sulla via della pienezza di vita».
Il motto è anche un richiamo al forte appello di Papa Francesco nel discorso alla Veglia della GMG 2016, a lasciare un segno nel mondo, un’impronta. Papa Francesco aveva messo in guardia i giovani dai pericoli che possono rovinare la vita perché, diceva a Cracovia, «c'è una paralisi difficile da identificare e che ci costa molto riconoscerla: pensare che per essere felici serva un divano. Il divano è la paralisi silenziosa che può rovinare di più la gioventù». In questo modo - continua il Papa - ci ritroviamo imbambolati e intontiti «e altri, più svegli, ma non più buoni, decidono il futuro per noi. Non siamo venuti al mondo per vegetare, ma per lasciare un'impronta!».
Il motto è infine espressione del cammino del «discepolo amato» sulle orme di Cristo, della sua stessa ricerca di fede. Credere - continua il Documento preparatorio - significa mettersi in ascolto dello Spirito e in dialogo con la Parola che è via, verità e vita (cfr. Gv 14,6) con tutta la propria intelligenza e affettività, imparare a darle fiducia “incarnandola” nella concretezza del quotidiano, nei momenti in cui la croce si fa vicina e in quelli in cui si sperimenta la gioia di fronte ai segni di risurrezione, proprio come ha fatto il ‘discepolo amato’. È questa la sfida che interpella la comunità cristiana e ogni singolo credente».

Con questo motto il Custode della Sindone intende dunque spronare i giovani a tracciare un nuovo cammino per la Chiesa e l’annuncio del Vangelo attraverso l’amore di Cristo ai fratelli, il vero segno - quello dell’amore! - che suscita percorsi di fede.